La caccia al serpente si è poi protratta per tutto il giorno successivo, senza alcun risultato; in compenso, durante la ricerca del velenosissimo rettile, abbiamo involontariamente stanato un altrettanto velenoso scorpione (che sembrava più un’aragosta, per le dimensioni..), prontamente giustiziato dopo le foto di rito.A me piaceva tanto svaccarmi in quel prato, la sera dopo lo studio, direi che mi è andata bene, viste le insidie che vi si celavano..
Dopo una faticosa giornata di addii e svariati bicchierini di akpeteshie, è giunta l’alba della partenza. Se già il mio umore non era alle stelle e il post sbornia non aiuta, l’usuale efficienza del taxista locale, presentatosi allegro e sorridente con più di mezzora di ritardo all’appuntamento pattuito (nonostante le mie insistenti raccomandazioni sulla puntualità..) è stata la ciliegina sulla torta e quando, giunto alla stazione, l’autobus era già pieno, ho fatto un corso accelerato e intensivo di italiche bestemmie a tutti i presenti. I locali non capivano il perché del mio disappunto, in fondo forse c’era un altro bus verso le dieci, bastava aspettare 4 ore... Così, mi son trovato a fare quello che tutti mi avevano assolutamente raccomandato di non fare, ossia imbarcarmi sul primo squinternato e stracarico pullmino diretto verso Kumasi e confidare nel destino. C’è di buono che l’incazzatura ha cancellato la tristezza, prima di partire ho avuto modo di consumare per l’ultima volta la mia colazione preferita (riso, pesce secco e zuppa di palma) e sul viaggio ho opportunisticamente abbordato un mio coetaneo dall’aria perbene diretto ad Accra, con cui la ricerca di un altro minibus per le congestionate strade di Kumasi è stata molto più semplice del temuto e giunto a destinazione mi ha anche risparmiato le estenuanti contrattazioni coi taxisti sanguisuga della capitale, aiutandomi a trovare il giusto tro tro (minibus particolarmente scassati che fungono da bus urbani) per arrivare a casa prima del tramonto. Insomma, una bella giornata, unico neo, mi son dimenticato a Kesekrom il bottiglione di vino di palma che avevo comprato per festeggiare il mio ritorno!
Mi sono, così, ricongiunto con la mia compagna di corso per gustarmi per l’ultima volta l’università di Legon, la sua efficiente biblioteca ed i succulenti manicaretti della mensa.. tutto sommato, non è poi troppo diverso dalla Bicocca o dalla Statale! Accra, partendo dal presupposto che in africa il termine “città” ha un significato diverso da quello che siamo abituati ad attribuirle in europa, non è poi un posto malvagio e in certi frangenti può avere un suo fascino: a perdersi nei viottoli delle zone popolari (compound di minicasette o baracche, affollate da uomini e animali di vario tipo..) non ci si sente mai a disagio o in pericolo, non c’è il traffico assassino dei grandi vialoni (rigorosamente privi di marciapiede..) e negli orari meno afosi quattro passi si fanno volentieri. La città ha anche un esteso lungomare abbastanza abbandonato a se stesso, un vasto campionario di edifici governativi in cui, se ti avvicini senza permesso, sparano a vista e delle zone residenziali che potrebbero richiamare Beverly Hills, non fosse per le polverose strade sterrate e venditori di cibarie varie a tutti gli incroci; in una di queste zone è situato il mio villino, precisamente dietro l’aeroporto, così sono ormai informato di tutti i decolli e gli atterraggi notturni del Kotoka International Airport..
Passeggiando per i viottoli la domenica, sono poi riuscito a risolvere l’ultimo dei grandi problemi di questo viaggio: il derby. Fortunatamente, quasi tutti i bar esponevano grosse lavagne, riportando trionfalmente “tonight, 6 pm, live AC Milan – Inter Milan”.. la partita iniziava alle sei e mezza ora locale, ma verso le 5 ero già seduto con la mia birra ad attendere smanioso il fischio d’inizio, gustandomi, con vari avventori locali, i goal della premier league. Qui vanno pazzi per qualunque tipo di match europeo e apprezzano tutte le grandi squadre, ma purtroppo devo ammettere che il recente acquisto di un nazionale ghanese da parte della seconda squadra di Milano faceva pendere le preferenze per quest’ultima. L’atmosfera era comunque molto bella: in breve il locale era strapieno e il pubblico, a differenza che da noi, apprezzava ogni bella azione, a prescindere dalla squadra; io, invece, gli ho fatto vedere come tifa un italiano e, per chi mi conosce, non occorre aggiungere altro. Diciamo che non è cosa di cui andare molto fieri, ma, considerando che alla fine il bene ha trionfato ed i selvaggi parevano alquanto divertiti dai miei pittoreschi comportamenti, ne è venuta fuori una bella serata, con alcuni scambi di battute di un certo livello (chissà se hanno capito il mio maccheronico “ball this dick”, concisa confutazione dellla tesi secondo cui Burdisso aveva preso la palla e non andava espulso..). Mi è stato fatto notare, da un imprenditore trentino in trasferta, che dovrei essere fiero di vedere tanta gente appassionarsi per l’incontro tra le due squadre della mia città, in una terra così lontana dalle luci del progresso (parabola satellitare a parte..); si, forse è vero, ma in realtà, da sincero sportivo quale sono, sarei più contento se una delle due sprofondasse in serie C, superfluo aggiungere quale..
E su queste note di italica follia, mi sembra giusto chiudere il blog, alla vigilia dell’ormai imminente ritorno alla civiltà: domani notte, infatti, la rediviva Alitalia mi riporterà a casa, almeno così pare.. Sperando di avere presto nuovi viaggi da raccontare, mi congedo con un inchino dai miei venticinque lettori. Un abbraccio a tutti, ci vediamo mercoledì! Valerio
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