Purtroppo il capo della ong locale non era guarito, ma si è premunito di dirmelo solo dopo un lungo e periglioso viaggio sul minibus più strapieno del mondo per raggiungere il luogo dell’appuntamento.. Ce ne vuole di pazienza, con questi selvaggi!
Comunque, non tutti i mali vengono per nuocere: i villaggetti me li girerò nel finesettimana e per il momento mi sono installato presso una famiglia a Tanoso, un piccolo villaggio sulle rive del fiume Tano, a poche miglia da Wiawso. La mia villetta di Kesekrom è veramente bella e ci tornerò volentieri, anche perché ormai ho molti amici lì; però la vita nella mia famiglia adottiva (per la cronaca, i reali di Tanoso, mica i primi pirla!) ha tutto un altro fascino: mi viene sempre riservata ogni attenzione e nei numerosi tempi morti che costellano le giornate africane posso dilettarmi coi loro tre mocciosetti, anche se, appena ci si mette a giocare, tutta la prole del villaggio accorre rumorosa. Della loro lingua ormai ho imparato le parole fondamentali per trattare coi bimbi (“no”, “ti picchio”, “va via”, “stai fermo”) e ci si diverte, almeno finché la madre non ha bisogno del loro aiuto in cucina e le bastano un paio di frasi brusche per riportare la quiete e mettere i monelli a lavare i piatti o accendere il fuoco. Proteste, da parte loro, non ne ho mai sentite, del resto basta che tardino un minimo ad eseguire gli ordini e subito volano oggetti. La sorella maggiore è ancora più sbrigativa: la prima volta chiede e se l’ordine non viene eseguito, si limita a mettere mano al bastone.. le basta impugnarlo perché i bambini schizzino a fare quello che viene chiesto, ma il fatto che siano così reattivi mi fa pensare che abbiano già avuto modo di saggiarne la durezza. Così si educano i figli!
Dopo cena (ossia verso le sei, appena prima che faccia buio..) il pater familias mette sempre la musica a palla, scatenando l’euforia generale; a grande richiesta, mi sono unito anch’io alle loro danze, e la mia popolarità ha raggiunto i massimi storici, al punto che anche la regina madre, una vecchia burbera incartapecorita, si è unita a noi tutta felice. Poi, un bel momento, viene staccata la corrente e allora il villaggio sprofonda nelle tenebre e nel silenzio. Alle dieci già non c’è anima viva, le uniche luci che si vedono sono quelle delle storme di lucciole, braccate da contingenti di rospi giganti, e il cielo stellato sopra di me (nei rari momenti in cui non piove..)
La casa è uno dei loro tipici compound a ferro di cavallo: su un lato ci sono due stanze, per il cibo e gli arnesi da cucina; lungo la facciata principale sono disposte le lussuose stanze da letto, che consistono di una finestra e un letto; sull’altro lato c’è un’ariosa veranda, dove passo gran parte del mio tempo, leggendo o cazzeggiando coi bimbi (più la seconda, mi sa..). Al centro di questa grossa C c’è quello che potremmo definire un cortile, ma in realtà funge da cucina, con un bel focolare nel mezzo; il tutto è chiuso dalla stalla per le pecore e dal granaio per il raccolto (Tanoso è una delle poche zone ricche di risaie).
La doccia merita una menzione speciale: appena fuori dal cortile, c’è questo piccolo edificio di cemento, poco più basso di me e senza tetto; si va lì col secchio e, salutando i passanti con la testa che sporge dal muro, ci si rovescia l’acqua gelida addosso, e la doccia è fatta. Sembrerà masochistico, ma la mattina appena alzato, mentre il villaggio si sveglia e il primo sole colora il cielo di lillà, è veramente tonificante. Lo stesso edificio è usato anche come orinatoio, mentre la descrizione del cesso per fare cose un pò più consistenti ve la risparmio, dico solo che è veramente il luogo più fetido e maleodorante in cui abbia mai messo piede.. mai desiderato tanto la stitichezza!
Anche qui la domenica è un giorno sacro ed io cerco di onorarla nel migliore dei modi. Così, non potendo assistere all’apertura del campionato patrio, ho comunque trovato un modo per essere spiritualmente in sintonia coi milanisti lontani: sono andato allo stadio di Kumasi, la seconda città del Ghana, a vedere una partita della coppa dei campioni africana (Confederations Cup). L’Asante Kotoko, squadra molto apprezzata a Kumasi e dintorni, ospitava un’ostica compagine sudanese per il secondo turno della fase a gironi della coppa. Con un amico di Kesekrom abbiamo raggiunto lo stadio, in pieno centro cittadino, ci siamo fatti un cicchettino beneaugurante di Akpeteshie e un rapido pranzo a base di banku al baracchino di fronte allo stadio, dove grazie allo stendardo del Kotoko acquistato poco prima mi sono fatto un pò di amici. Poi, la partita.
Rispetto ai nostri stadi non c’è quella degradazione umana che in genere caratterizza questi eventi: il pubblico è partecipe e rumoroso (specialmente dopo i numerosi e grossolani errori sottoporta della squadra di casa..), senza, però, raggiungere le vette estreme che si vedono in Italia. Certo, non è il calcio sopraffino con cui l’AC Milan (qui lo chiamano così per distinguerlo dall’altra squadra di Milano) delizia San Siro e la tifoseria ospite non era granché rappresentata (non credo siano in molti, in Sudan, a potersi permettere di attraversare tre fusi orari e migliaia di chilometri di deserto per vedere una partita); comunque, una partita vivace e ricca di occasioni da gol. Dopo un inizio arrembante sospinto dal proprio pubblico, sembrava che il Kotoko fosse ormai rassegnato al pareggio e quando già la gente mugugnava delusa, un tiraccio sbilenco, figlio un’azione pasticciata, passa fortunosamente sotto la pancia del portiere, regalando, all’ultimo minuto, la vittoria e la testa del girone (a pari punti, però, con tunisini, angolani e sudanesi). Raggiungere la stazione degli autobus per tornare a Tanoso è stata un’impresa ardua, tra fiumane di tifosi e caroselli di macchine festanti. Per radio la gente continuava a telefonare insultando comunque l’allenatore (in questo non sono molto diversi da noi..), mentre un’ampia rubrica è stata dedicata al campionato italiano, ma io fortunatamente non capivo e il mio amico, conscio della mia fede, non ha voluto infierire. E vabbè, il campionato è lungo.. Ora spero solo che il Kotoko riesca a vincere questa Confederation Cup e poi, con un pò di fortuna, ad ereditare dal Milan il titolo di campione del mondo, a dicembre, in Giappone.. la vedo piuttosto dura, ma tiferò per loro!
E’ ora di disconnettersi e tornare nel “bush”, un abbraccio a tutti!
Subscribe to:
Post Comments (Atom)
2 comments:
CIao Valerio. non ho ancora capito se sei andato in ghana per trovare moglie(almeno che si della tua eà che diamine), per mangiare e bere ogni sorta di schifezze senza dover render conto a nessuno(tranne il tuo stomaco), per visionare nuovi talenti dell'arte pedatoria per qualche club italiano(corrono molto, costano poco) oppure per una tesi di laurea. Questa ultima ipotesi la scarterei visto che passi le giornate bighellonando in lungo in largo, passando da sontuosi ricevimenti e banchetti indetti dalla nobiltà locale a sfrenate partite a calcio in cui mostri ciò che il calcio italiano è in grado di produrre, fino ad arrivare alle danze nientedopodimenoche con l'ape regina. INCREDIBILE. Capisco benissimo che sarà dura tornare a Ottobre. Comunque qui ci siamo sposati ed anche noi abbiamo banchettato e ci sei mancato molto(ma il tuo babbo si è dato da fare al buffet anche in tua vece). Vedremo di rifesteggiare quando torni magari in montagna da noi.
Continua pure così a non fare un beato cazzo e a scrivere quando puoi. I tuoi post(così come nell'orient express) sono attesi sempre con impazienza.
Ciaooo.
Luca Vitali
La fortuna di avere un amico che con un blog di viaggio fa diventare un po' antropologa anche la sottoscritta è grande. Chissà in quanti matrimoni ti sarai imbarcato fino ad ora, ti aspetto per una chiacchierata e una partita di dama quanto prima (se riesco verrò su a Milano per il ponte dei morti). E' bello, quando il governo del paese e quello della città ti agguantano per la gola e stringono e stringono venire qui a leggere delle tue avventure con ratti, bambini e capi alcolisti. Un bacione. Viola
Post a Comment